Agopuntura, un po' di chiarezza...

18.05.2017

Retaggio di una cultura antica o nuova scoperta? L'agopuntura è una pratica ormai diffusa a livello mondiale con centinaia di terapeuti che la praticano quotidianamente; ma cosa è veramente? Come possono dei semplici aghi curare delle malattie profonde? Vediamolo insieme.

La data di nascita della agopuntura è attualmente sconosciuta; le prime informazioni risalgono alla Cina antica più o meno del 2000 a.C. ma quei testi parlano di "antichi maestri" e nessuno sa esattamente quando sia nata. Nei secoli si è visto che in realtà non era diffusa solo in Cina, ma probabilmente anche in Egitto e ultimamente è stata scoperta una tribù del centro-america che la pratica usando le spine di pesce al posto degli aghi; come sia stata possibile la diffusione extracontinentale è tutt'oggi un mistero.

 Solo negli ultimi anni sono stati messi a punto degli studi che ne hanno spiegato scientificamente il funzionamento. Innanzitutto una precisazione: gli aghi non contengono nessun farmaco, ne sono stati bagnati con essi. Sono semplicemente aghi bi-metallici, a volte bagnati con un po' di alcool per aumentarne la conduttività; per capire come funzionano, dobbiamo prima capire cosa è e come è fatto il corpo umano: il nostro corpo è formato (escludendo le ossa) prevalentemente da acqua, sali e proteine.  L'acqua da sola costituisce circa il 60% del peso totale (un pochino meno per le donne, circa il 55%) e, all'interno di essa, sono disciolti sali minerali (in totale circa il 4% del nostro peso). Una soluzione così composta è una soluzione altamente conduttiva, in grado di far passare molto facilmente l'elettricità. Allo stesso tempo il nostro corpo produce energia elettrica ricavandola dalla scomposizione del cibo; esempi sono la scarica ritmica del cuore, o la conduzione nervosa del sistema nervoso. Ma se andiamo ad analizzare meglio la situazione ci accorgiamo che la maggior parte delle reazioni che avvengono nel nostro corpo si accompagnano alla liberazione di energia elettrica. E dove va a finire? Alla luce di queste informazioni, possiamo iniziare a considerare, per semplificare, il nostro corpo come una serie di sacchi avvolti uno con l'altro, con dentro acqua e sali minerali all'interno dei quali sono sparse delle pile in funzione.                                              In un sistema del genere, accade che i flussi di energia emessi dalle pile si organizzano in dei percorsi diciamo "preferenziali", ovvero l'elettricità tenderà a passare sempre nelle zone con minor  resistenza (ad esempio se incontra un osso o un tendine tenderà ad aggirarlo piuttosto che a passarci attraverso), e poiché noi umani siamo più o meno tutti simili (con le dovute differenze, ma abbiamo tutti un cuore solo, un solo fegato a destra, due reni, ecc. ecc.) questi "percorsi preferenziali" saranno uguali per tutti noi. Questi "flussi di energia" sono i famosi meridiani della medicina tradizionale cinese. Ed esistono davvero, li abbiamo fisicamente misurati.  I risultati delle misurazioni sono stati molto interessanti; partiamo dal presupposto che effettuare queste misurazioni è molto difficile, anche con gli strumenti più all'avanguardia ci sono dei limiti tecnici che al momento sono difficili da superare; infatti si tratta di misurazioni dell'ordine dei µA (microAmpere), fatte nel derma (lo strato subito sottostante la pelle) che possono variare molto a seconda dello stato di idratazione del soggetto e che, comunque, risultano alterate nel momento stesso in cui si inserisce l'ago. Per questo motivo non possono essere prese come degli "assoluti", ma permettono comunque di trarre delle conclusioni importanti. Innanzi tutto si è appunto visto che questi meridiani esistono, sono delle zone del corpo con minor resistenza e corrispondono spesso ai "piani di cllvaggio", ovvero lo spazio che c'è tra un muscolo e un altro o fra un muscolo e l'osso. E, cosa ancor più importante, si è visto che si modificano a seconda della presenza o meno di una patologia, generando eccessi di cariche da una parte e deficit dall'altra. L'agopuntura interviene proprio su questo delicato equilibrio; andando a posizionare gli aghi correttamente, è possibile ripristinare il flusso corretto, permettendo alle cariche di fluire da una zona in eccesso verso una zona in difetto.    Il corpo risponderà a questa variazione andando a guarire la patologia che ha portato allo squilibrio iniziale, o, qualora la guarigione fosse irraggiungibile, cercando il miglior compenso possibile.

Questo spiega come possa l'agopuntura agire su organi cosi profondi; anche se l'ago non tocca mai, ad esempio, lo stomaco, gli basta agire sul flusso di cariche generato da questo (il "meridiano stomaco" ovviamente) per poterne modulare l'attività, magari aumentandola nel caso di cattiva digestione oppure placandola nel caso di gastrite.

Da questa panoramica si evince come, tramite l'agopuntura, sia possibile curare uno spettro molto ampio di patologie  e come questa strategia terapeutica possa benissimo essere affiancata a quella farmacologica per ottenere risultati maggiori, più duraturi e in tempi più rapidi.